Reiki
COSA E' REIKI
Hawayo Takata, la Maestra che
introdusse Reiki nell'Occidente, scriveva nel suo diario: " Io credo che esista
un Essere Supremo, l'Infinito Assoluto, una Forza che governa il mondo e
l'universo, un Potere Spirituale invisibile dinanzi al quale tutti gli altri
poteri appassiscono nella loro insignificanza. Questo potere è incomprensibile
per l'uomo, inimmaginabile, non misurabile, è la Forza Universale della Vita, da
cui ogni singolo essere riceve continue benedizioni. Io chiamerò questa energia
Reiki" L'ideogramma Reiki Il modo più semplice e affascinante per comprendere il
significato dell'ideogramma Reiki è tracciarlo secondo i principi dello Shodo,
l'Arte della Calligrafia Giapponese. Tracceremo quindi il simbolo come se lo
stessimo dipingendo tratto dopo tratto, una pennellata dopo l'altra. REIKI è una
parola giapponese che significa "Energia Vitale Universale" e nasce dall'unione
di due concetti: REI che possiamo definire come Forza Spirituale e che contiene
gli ideogrammi che in giapponese significano "Pioggia" , "Bocche" e "Fare
sacrifici" KI che è un concetto fondamentale nella Medicina Tradizionale Cinese
e nelle Arti Marziali e che possiamo tradurre come "Energia che scorre nel
Corpo" o "Forza Interiore". Qui ritroviamo l'ideogramma che rappresenta la
pioggia insieme ad un altro che significa "Chicco di Riso" L'unione di REI e KI
da origine alla parola Reiki, (la cui corretta pronuncia sarebbe "RAI-KEI" ma
che perlomeno in Italia si legge come si scrive) che viene utilizzata per
definire sia la Disciplina o la Pratica che l'Energia utilizzata. La grafia
giapponese ci aiuta nel difficile compito di definire ciò che per sua natura non
può trovare una definizione: stiamo parlando di Energia Universale e di Forza
Interiore, di Iniziazione e di Essenza Interiore, concetti su cui il genere
umano da millenni studia, dibatte e ricerca. Le singole linee Ringraziamo
innanzitutto il Maestro Norio Nagayama per averci introdotto nel magico mondo
dello SHODO, l'Arte della Calligrafia Giapponese. Il simbolo, come ogni
ideogramma, è anche un movimento di energia, un'insieme di delicati equilibri di
pieni e vuoti, di chiari e scuri, di energie YIN e YANG che sfuggono ad ogni
definizione teorica e possono solo essere affidate all'estro e all'intuito
personale. Nel vuoto biancore, nello spazio eterno e infinito la prima
pennellata, il primo segno ci riporta alla nascita del Cielo, al principio
creatore. In questo Cielo si muovono le nuvole, rappresentazione del tempo,
delle stagioni fisiche ma anche dell'anima, dei pensieri, dell'alternarsi degli
eventi, delle esistenze. Ed ecco che si manifesta la volontà di discendere, un
deciso tratto centrale dall'alto in basso e il lento addensarsi di nubi origina
la pioggia, un tuono, forse un lampo e l'energia del Cielo discende sulla terra
in forma di piccole gocce di acqua. E giù sulla terra, bocche si aprono per
ricevere la pioggia, corolle di fiori , bocche di uomini stupiti, campi riarsi,
bocche di animali assetati, bocche parlano al cielo per ringraziare Dio dei doni
dello spirito, bocche si aprono nella preghiera. E attraverso questo
ringraziamento, questo atto di umiltà e di riconoscimento della grandezza del
Cielo, questo docile accogliere e intendere la Volontà Divina, l'Uomo è ora
pronto a ricevere l'iniziazione, ad essere avvolto e circondato dallo Spirito, a
sacrificare la propria vita nel nome di un antico patto, a riconoscere
l'appartenenza al Grande Disegno. L'uomo che prega e accoglie dentro di sé
l'Energia dell'Universo fa del proprio corpo un Tempio. L'uomo non è più
rappresentato come bocca (), forma ed essenza, materia e spirito si sono
incontrati ed è finalmente specchio, immagine della creazione, finalmente Uomo
(), finalmente consapevole del Tempio che lo circonda L'ideogramma REI è
completato, oltre aride teorie la descrizione ci offre come in un dipinto
l'immagine di un popolo di contadini che attende la pioggia come la più grande
delle benedizioni e guarda al cielo con timore e trepidazione, facendo offerte e
sacrifici propiziatori Cielo, Nuvole, Pioggia e la manifestazione di una
misteriosa volontà si ritrovano anche nel simbolo del KI, tutto sembra
riprodurre quello spazio infinito in cui la potenza attende di divenire atto. Ma
ora siamo nel Microcosmo, con un poderoso salto simbolico abbiamo trasceso il
tempo e lo spazio, le nuvole sono dentro di noi, sono i nostri sentimenti, la
pioggia è la nostra capacità di scendere dentro noi stessi per rivelare la
nostra vera natura. L'acqua ritorna verso l'alto, evapora verso il cielo, segno
del nostro desiderio di Dio. Goethe scriveva: "L'Anima dell'uomo somiglia
all'acqua,/dal cielo discende, al cielo risale/ di nuovo alla terra deve
tornare/ in eterna vicenda." Siamo quasi giunti alla fine del nostro viaggio. La
discesa dell'Energia Divina ci ha sospinti nelle profondità del nostro essere ed
è qui che incontriamo il centro, il nucleo, l'essenza della nostra identità: il
seme, il chicco di riso Come la ghianda racchiude la quercia, anche la nostra
vera vita, la realizzazione delle nostre potenzialità, dipende da questo piccolo
seme che deve essere adeguatamente nutrito perché possa germogliare, radicarsi e
crescere in forza e grandezza. Ancora una volta, negli occhi di quel contadino
trepidante, l'immagine del riso, vita e nutrimento per sé e per i suoi cari.
Ecco narrato, quasi come in una fiaba, il segreto di REI e di KI che si
incontrano per dare vita a REIKI. Attraverso la cerimonia dell'iniziazione
vengono aperti i canali energetici che ci permettono di entrare in contatto con
il cuore dell'Universo. Il nostro corpo è attraversato da una cascata benefica
di Energia Cosmica che porta nutrimento profondamente dentro di noi, alla nostra
essenza. Come un seme che dopo tanta siccità può finalmente schiudersi e
crescere verso la luce, così la nostra anima finalmente ristorata può
germogliare, fiorire e offrire i suoi frutti. Di là da tutto quello che ci è
stato insegnato, oltre il piacere o il dolore delle nostre esperienze passate,
la nostra coscienza conosce la Verità. REIKI ci offre la possibilità di nutrirla
con pura energia e di contribuire alla Guarigione di tutta l'Umanità. REI,
Energia Universale Possiamo definire l'ideogramma REI come la rappresentazione
dell'Energia che ci circonda. Se da un punto di vista più mistico o filosofico
possiamo chiamarla Spirito, Luce, Dio, Natura, Macrocosmo, Principio Primo,
Motore Immobile, ecc., secondo le teorie scientifiche e anche nella vita pratica
di ogni giorno, essa si esprime attraverso il concetto di Forza. In effetti
etimologicamente la parola energia significa "forza che sta dentro": forza di
gravità, forza elettromagnetica, cinetica, calorica, ogni corpo dotato di massa
sembra sottoposto a una continua interazione con numerose "forze". La famosa
equazione di Einstein E=mc2 bene rappresenta inoltre la relazione tra la massa e
l'energia dove c è la velocità della luce. Considerando che la velocità della
luce è di quasi 300.000 km al secondo, è sconcertante constatare la enorme
quantità di energia presente anche in una piccola quantità di materia. Sappiamo
inoltre che la materia è costituita da atomi, il cui diametro misura un
centesimo di milionesimo di millimetro, ma che nell'atomo la materia è presente
in misura ridottissima ed è costituita dal nucleo e dagli elettroni. Per rendere
l'atomo visibile dovremmo ingrandirlo fino alle dimensioni di uno stadio di
calcio, dove il pallone al centro del campo sarebbe il nucleo e granelli di
polvere vorticanti a 900 chilometri al secondo sulle gradinate, gli elettroni.
Tutto il resto è energia. Anzi, proprio "Tutto è energia", visto che gli
esperimenti di Rutherford hanno dimostrato che il nucleo dell'atomo, lungi
dall'essere duro e "materiale", consiste in realtà di vaste regioni di spazio
nelle quali si muovono particelle ancora più piccole. Queste unità subatomiche
sono entità quasi astratte che presentano un carattere duale: a seconda di come
le osserviamo ora sembrano particelle, ora onde elettromagnetiche. Questa natura
duale è la stessa che riscontriamo nella luce. Questa proprietà che accomuna la
luce e la materia ha dato infine origine alla formulazione dei "quanti" secondo
cui la materia avrebbe una "tendenza a concentrarsi" in qualche regione dello
spazio, ma è chiaro che il concetto stesso di realtà della materia è attualmente
in discussione. Ciò che appalesa la meccanica quantistica è una fondamentale
unità di fondo dell'universo, dove la natura non ci rivela mai la presenza di un
"costituente base" isolato e a sé stante, ma ci appare piuttosto come una
complessa rete di relazioni e scambi energetici tra le varie parti del tutto.
KI, Energia Individuale Come abbiamo visto precedentemente illustrando
l'ideogramma KI, la sua possibile traduzione è Essenza Individuale, cioè quella
peculiare caratteristica che distingue ogni essere da tutti gli altri. Secondo
una interpretazione spirituale o filosofica potremmo parlare di Anima, di
Microcosmo, di Coscienza, di Psiche oppure più concretamente di Personalità,
Individualità, Carattere, Identità. Ciò che a noi importa stabilire ora è più
semplicemente l'esistenza di una energia che muove dall'interno del nostro corpo
(inteso come sistema Mente/Corpo) e gli permette di interagire con la realtà.
Noi sappiamo che la cellula è l'unità fondamentale della materia vivente, il suo
cuore è il nucleo dove si trova il DNA, il suo corpo è la membrana
citoplasmatica dove si trovano vari "organelli" che svolgono specifiche
funzioni: i ribosomi fabbricano le proteine, i mitocondri forniscono energia, i
lisosomi digeriscono i batteri, gli apparati del Golgi dirigono le molecole etc.
La membrana plasmatica non è solamente una barriera passiva tra l'ambiente
esterno e quello interno della cellula, ma è capace di governare il passaggio
delle sostanze che l'attraversano accogliendone alcune ed escludendone altre.
Durante lo sviluppo dell'organismo, sono le cellule che evolvendosi e
specializzandosi formano i tessuti, e cioè la pelle, i muscoli, i nervi, le ossa
e così via. La cellula consiste quindi dei componenti essenziali, necessari al
processo vitale, in grado di fornire a tutto l'organismo energia e materiali di
costruzione. La cellula è una fabbrica che viene rifornita di materie prime e le
trasforma in prodotti. Il complesso delle reazioni che generano energia è detto
respirazione interna, per distinguerlo dalla respirazione polmonare. Nella prima
fase il cibo è scomposto in sostanze intermedie e non richiede ossigeno
(respirazione anaerobica). Nella seconda fase le sostanze intermedie sono
scomposte in rifiuti, biossido di carbonio e acqua, e viene liberata l'energia
necessaria alla vita. Crescita, rinnovamento e riparazione sono le
caratteristiche fondamentali di ogni tipo di vita, rese possibili dal processo
di riproduzione delle cellule, la mitosi. Il DNA si duplica, formando copie
identiche a se stesso. Nel nostro essere esiste dunque una memoria, il
collegamento con un passato antichissimo, con i primordi della vita. Dentro di
noi esistono, misteriose e segrete, le istruzioni per edificare la nostra intera
vita. Le nostre cellule sanno perfettamente quello che devono fare per sostenere
la crescita, la vita e la riproduzione. Questa conoscenza è una forma di
energia, ed è in questo senso che intendiamo il KI, come energia ancestrale,
primordiale, come memoria, saggezza e armonia interiori, come collegamento a
tutti gli esseri che ci hanno preceduto e a tutti quelli che verranno. Il Ki è
l'essenza, il seme, il germe, il nucleo dove si condensa il significato della
nostra vita. Come la cellula conosce il proprio scopo, sa chi è e cosa deve fare
e lavora instancabilmente per essere sé stessa, anche noi abbiamo un compito ben
preciso nella vita. Cercarlo, scoprirlo, comprenderlo e realizzarlo è la chiave
della felicità. REIKI, la Coscienza Cosmica al servizio dell'individuo L'unione
di Rei e di Ki attraverso la cerimonia dell'Iniziazione rappresentano la scelta
consapevole di portare l'energia dello Spirito nella materia e di innalzare
quest'ultima verso lo Spirito. Quella separazione che da millenni distingue il
mondo divino da quello umano, le idee dalle forme, l'anima immortale dal corpo
fisico destinato alla decadenza, appare colmata attraverso un intervento rituale
e misterioso che riunisce in una sola cosa Spirito e Materia, Dio e Uomo,
creatore e creatura. Possiamo cominciare a comprendere ora perché Mikao Usui
inizia le sue ricerche dalle Sacre Scritture e dai Sutra Buddisti per incontrare
il segreto della guarigione. Anche Oriente e Occidente si incontrano attraverso
ReiKi, si fondono in una disciplina che partendo dal corpo fisico porta alla
scoperta dell'Anima Universale e che attraverso l'iniziazione e i trattamenti
rivela l'Armonia Celeste nella vita quotidiana, dirigendo le nostre azioni e i
nostri sentimenti verso la compassione, l'onestà, la fratellanza, l'Amore senza
condizioni. La malattia e il dolore si dissolvono, perché l'ego si contorce e
muore. I conflitti svaniscono perché la separazione e il giudizio lasciano il
posto all'amore e alla comprensione. L'energia vitale aumenta perché ci si
avvicina a se stessi e a Dio riconoscendosi creati a sua immagine e somiglianza.
I PRINCIPI
DI REIKI
Anche per oggi Rinuncerò alla
rabbia Rinuncerò alla preoccupazione Farò il mio lavoro con onestà Onorerò ogni
essere vivente Ringrazierò per tutti i doni ricevuti Anche per oggi. Esprime
l'importanza di impegnarsi nelle cose giorno per giorno, senza ansia o fretta,
concentrandosi sulla realtà del momento e vivendola intensamente. Qui e ora sono
le coordinate del presente, ciò che è passato non esiste più e rallenta il
nostro cammino, ciò che deve ancora venire in realtà non esiste e ci distrae dal
portare tutta la nostra energia in quello che stiamo facendo. Molto spesso il
passato porta con sé la rabbia e il rancore e il futuro la preoccupazione.
Rinunciare alla rabbia e alla preoccupazione. La rabbia nasce dalle ferite
ricevute o dalla sensazione che qualcuno ci sta facendo del male. Per rinunciare
alla rabbia dobbiamo innanzitutto riconoscerla ed esprimerla, portare fuori con
chiarezza e decisione i nostri sentimenti, imparare a proteggere il nostro
spazio, la nostra vita e le nostre relazioni. Rinunciare alla rabbia non vuol
dire dimenticarsene o rimuoverla, perché così facendo essa prenderebbe la via
del corpo per esprimersi con disagi fisici: mal di stomaco, ulcera, problemi di
digestione, problemi al fegato, irritabilità e chiusura. Il senso di questo
principio è eliminare le cause della rabbia, riconoscendo chi o che cosa mi
ferisce e agire di conseguenza, parlando, esprimendo ciò che pensiamo o
sentiamo. E se proprio non possiamo far niente per cambiare una situazione,
prendiamo in considerazione la possibilità di sottrarci per tempo a un dolore
inutile. I modi per rinunciare alla rabbia sono il perdono, il lasciar andare e
la comprensione: queste sono le qualità che dobbiamo sviluppare attraverso
Reiki. La preoccupazione nasce dall'insicurezza, dalla paura di ciò che siamo e
di ciò che ci aspetta, dal pensare ad un evento e anticiparne spiacevoli
conseguenze. La preoccupazione e l'ansia denotano mancanza di fiducia e di
abbandono, è come se dovessimo sempre tenere tutto sotto controllo per prevedere
ogni accadimento. Rinunciare alla preoccupazione vuol dire godersi la vita
attimo per attimo, sapendo che tutto ciò che accade è per il mio bene, perché
cresca dentro di me la forza e la consapevolezza e la sensazione che tutto va
bene, che tutto sta andando come deve andare e che devo semplicemente lasciarmi
andare e gioire della vita. Vivere onestamente. Kahlil Gibran scrive che "Il
lavoro è l'amore reso visibile". Questo principio ci ricorda l'importanza di
essere a posto con la nostra coscienza, di essere leali e onesti soprattutto con
noi stessi in qualunque cosa facciamo, ci ricorda che il lavoro più importante è
costruire giorno per giorno la nostra stessa vita. Come potremmo avere un corpo
sano e forte se la nostra mente è piena di inganni, menzogne e sotterfugi. Come
pensiamo di poter essere felici dando sofferenza agli altri. Nel Vangelo è
scritto: "Amerai il prossimo tuo come te stesso". E anche "Non fare agli altri
quello che non vorresti fosse fatto a te". Queste sono chiavi per aprire la
nostra vita alla luce e per sentirci in pace con noi stessi. Il lavoro è una
meravigliosa opportunità per offire il nostro contributo alla vita, per mostrare
la nostra riconoscenza e gratitudine allo Spirito, per essere fieri e orgogliosi
di noi stessi quando otteniamo un risultato. Senza onestà e integrità, che
soddisfazione sarebbe? Onorare ogni essere vivente. Per mantenere sano e forte
il mio corpo devo amarlo. Per amarlo mi devo prendere cura di lui come se fosse
un bambino, chiedergli spesso come sta, cosa gli piacerebbe fare, dove vorrebbe
andare e così via. Per prendermi cura di qualcuno devo nutrire un profondo
rispetto per lui e avere una profonda comprensione per le sue esigenze e tutto
questo perché desidero ringraziarlo per tutto ciò che ha fatto e sta facendo per
me. Amore, cura, gratitudine, messi insieme formano la parola "Onorare". Onorare
il padre e la madre per averci messo al mondo significare onorare noi stessi e
la nostra scelta di vivere. Onorare i maestri e gli anziani significa aprirsi
con umiltà all'apprendimento e alla conoscenza e riconoscere il valore della
saggezza e dell'esperienza. Onorare ogni forma di vita significa celebrare le
lodi del Creatore e ringraziarlo per tanta varietà e magnificenza di forme e di
colori e ringraziare se stessi di farne parte. Il mondo mi appartiene, ma devo
nutrire un profondo senso di responsabilità, non posso uccidere o distruggere
senza che questa azione si ritorca contro di me. Ringraziare. Chi fa Reiki
scopre l'importanza di dire grazie. Ringraziare vuol dire accogliere ciò che ci
circonda e noi stessi in un unico abbraccio, ringraziare è un dolce momento di
fragilità e intimità che ci unisce all'universo. Ogni giorno noi riceviamo il
nostro pane quotidiano, ogni giorno lo Spirito ci elargisce generosamente i suoi
doni sotto forma di aria, acqua, amore, tramonti, cieli stellati, mari e
montagne, cibo ed energia vitale. A volte ci dimentichiamo di essere vivi, ci
dimentichiamo tutto l'amore che abbiamo ricevuto, ci perdiamo nei meandri della
sofferenza e dimentichiamo tutta la gioia che abbiamo provato nella nostra vita.
Diventiamo duri e distaccati, freddi e disillusi. Ringraziare per i doni
ricevuti ci rende nuovamente umani, lascia entrare dentro di noi il calore della
vita.
LE ORIGINI DI REIKI
Secondo la tradizione fu Mikao
Usui, nato in Giappone nel 1865, che dopo anni di faticose ricerche scoprì il
Segreto della Guarigione chiamandolo Reiki. Nel corso della sua vita trasmise i
suoi insegnamenti ad oltre duemila persone e iniziò 17 Maestri. Se fino a
qualche anno fa esistevano solo vaghe informazioni sulla vita di Usui,
recentemente sono emerse importanti prove documentali e testimonianze del suo
passaggio terreno. Le iscrizioni sul suo monumento funerario, il ritrovamento di
un personale Manuale di Appunti, il graduale superamento di comprensibili
reticenze nei confronti degli occidentali da parte dei depositari dei suoi
insegnamenti, hanno delineato una figura più nitida della vita e delle opere di
Usui Sensei.* Un anno dopo la sua morte, avvenuta nel 1926, venne fondata la
Reiki Ryoho Gakkai, l'organizzazione che si è occupata di mantenere e
trasmettere gli insegnamenti originali di Usui. Da allora ci sono stati 6
presidenti: il Signor Ushida, il Signor Taketomi, il Signor Watanabe, il Signor
Wanami, la Signora Kimiko Koyama e l’attuale Presidente Signor Kondo. Per quanto
riguarda la diffusione di Reiki in occidente, occorre risalire all'incontro di
Usui con Chujiro Hayashi, Ufficiale di Marina in congedo, che avvenne, sempre
secondo la tradizione, in uno dei mercati in cui Usui vagava con una lanterna in
mano alla ricerca di uomini interessati alla verità. Hayashi fu immediatamente
affascinato dalla saggezza e profonda convinzione di Usui e decise di seguirlo e
diventare a sua volta Maestro. Morì il 10 Maggio 1940. Hawayo Takata conobbe
Hayashi alle Hawaii nel Novembre del 1936 e qualche anno più tardi divenne
Maestra. Fu proprio lei a portare Reiki nel mondo Occidentale quando si trasferì
in California. Era nata il 24 Dicembre 1900 e morì nel 1980, lasciando 22
Maestri di Reiki, molti dei quali americani: George Araki, Dorothy Baba, Ursula
Baylow, Rick Bockner, Patricia Bowling, Barbara Brown, Fran Brown, Phyllis
Furumoto, Beth Gray, John Gray, Iris Ishikuro, Harry Kuboi, Ethel Lombardi,
Barbara McCullough, Mary McFayden, Paul Mitchell, Bethel Phaigh, Shinobu Saito,
Virginia Samdahl, Wanja Twan, Barbara Weber Ray, Kay Yamashita. Da questi
Maestri ebbe origine il Reiki Occidentale, in meno di 20 anni Reiki si è diffuso
in tutto il mondo ed è attualmente praticato da decine di milioni di persone.
Migliaia di Maestri operano quotidianamente in ogni paese spargendo nuovi semi.
Ci auguriamo che un giorno tutti possano conoscere i benefici di Reiki. *Ciò che
si conosce della Tradizione Occidentale del Reiki sembra essere fondamentalmente
il frutto e l'evoluzione degli insegnamenti di Hawayo Takata ai suoi studenti
americani. Fra questi Phyillis Furumoto e Paul Mitchell sono stati nominati
rispettivamente Grand Master e Head of the Discipline dalla Reiki Alliance,
l'organizzazione americana per la diffusione e la tutela del Metodo Usui. Fran
Brown ha pubblicato diversi libri contenenti gli insegnamenti originali di
Takata. Barbara Ray ha fondato l'AIRA, American International Reiki Association.
Le recenti scoperte sul Reiki Giapponese vanno attribuite a Frank Arjava Petter,
che ha scritto numerosi testi sull'argomento (Reiki Fire, The Legacy of Usui) a
Hiroshi Doi che ha pubblicato il libro "Iyashi no Gendai Reikiho" (Modern Reiki
Method for Healing) e a Andrew Bowling e Chris Marsh che stanno diffondendo
anche in occidente gli insegnamenti originali di Usui con il nome di Usui Teate.
Esistono altre forme di insegnamento che si rifanno alla linea giapponese, come
l'Usui Do e il Japanese Traditional Reiki. Chujiro Hayashi Hawayo Takata In
memoria di Usui Sensei Nel Tempio Saihoji che si trova nel Distretto Suginami di
Tokyo esiste un monumento commemorativo di Usui Sensei, costituito da un
monolito di due metri per quattro e collocato vicino alla tomba contenente le
ceneri di Usui, della moglie e del figlio. Contiene iscrizioni firmate dal
Signor Ushida che parlano della vita di Usui e di come i principi di Reiki
provengano dagli scritti dell'Imperatore Meiji. Il memoriale fu costruito pochi
mesi dopo la morte di Usui e mantenuto fino ad oggi dalla Usui Shiki Reiki Ryoho
Gakkai Giapponese. Ne riportiamo il testo: "Colui che si dedica con impegno
nello studio e nella meditazione e lavora instancabilmente per migliorare il
corpo e la mente allo scopo di diventare una persona migliore è chiamato "un
uomo dalla grande anima". Coloro che utilizzano questo dono per scopi sociali,
ovvero indicare la retta via a molte persone e operare il bene comune, sono
chiamati "maestri". Usui era uno di questi maestri. Egli insegnò il Reiki
Universale. Innumerevoli persone andarono da lui e gli chiesero di insegnarli la
grande via di Reiki e di guarirle." Nota Secondo antichi documenti nel 770 d.C.
un monaco di nome Gantei scalò il monte Kurama e ricevette l'illuminazione. Egli
vi fondò un monastero Buddista che attraverso i secoli fu ampliato e che
attualmente contiene numerosi templi e pagode. In uno di questi esiste un
santuario con la rappresentazione del Sonten, il Dio Supremo, e della sua
triplice emanazione di Amore, Luce e Potere. Da immagini e fotografie risulta
chiaro che il simbolo dell'Amore è molto simile al 2° simbolo di Reiki, il
simbolo della Luce è in Sanscrito e il simbolo del Potere è una antica versione
del simbolo OM. Negli scritti conservati nel Tempio del Monte Kurama il
significato di Sonten è espresso usando il quarto simbolo di Reiki, che è
scritto e pronunciato in Giapponese Kanji e viene normalmente cantato dai monaci
durante la preghiera nel Tempio Hondon. Il Mito di Usui Così Hawayo Takata
narrava ai suoi studenti: "Mikao Usui era un Monaco Cristiano e come ogni
domenica, si apprestava a officiare la regolare cerimonia nella cappella del
collegio maschile di cui era anche il rettore. Uno degli studenti si alzò in
piedi, chiese il permesso di parlare e quando gli fu accordato disse: "Parlo a
nome degli studenti che hanno concluso gli studi e lasceranno la scuola per
andare nel mondo. Noi siamo giovani e abbiamo tutta la vita davanti a noi, ma
abbiamo anche molti dubbi e timori e vorremmo delle rassicurazioni. Per anni
abbiamo studiato in questo collegio e conosciamo la Bibbia, sappiamo che Gesù
Cristo operava miracoli perché le persone credessero in lui. Ma noi non abbiamo
mai assistito ad alcun miracolo e ci chiediamo che cosa significa credere in
Dio. In tutti questi anni, Dottor Usui, Lei è stato il nostro insegnante e la
nostra guida, conosciamo la Sua fede profonda nelle Sacre Scritture, ma noi non
abbiamo la Sua fede. Per favore, la preghiamo di darci una dimostrazione che ciò
che è scritto corrisponde a verità." Usui disse che effettivamente era un buon
Cristiano e che aveva una assoluta fiducia che ciò che si diceva del Cristo
fosse pura verità e che esistevano testimonianze storiche e opere teologiche che
dimostravano le capacità taumaturgiche del Cristo e l'esistenza dei miracoli. Ma
lo studente continuò: "Noi la onoriamo e la rispettiamo come nostro Maestro, ma
tra poco noi saremo fuori di qui e ce la dovremo cavare da soli. Noi le
chiediamo di farci vedere come si fa a restituire la vista a un cieco o a
guarire un lebbroso o a resuscitare un morto." Usui rispose che questo non
poteva farlo, perché nessuno glielo aveva insegnato. E lo studente riprese a
parlare, questa volta con un velo di amarezza nella voce: "Noi la ringraziamo
per tutto quello che ci ha insegnato, ma ora sappiamo che la Sua fede è una fede
cieca e noi non vogliamo credere ciecamente a qualcosa, vogliamo fatti e
dimostrazioni tangibili, vogliamo essere certi che quello che facciamo o diciamo
esiste davvero. Lei ha ricevuto in dono questa fede assoluta e ha vissuto a
lungo per rafforzarla, ma questo riguarda la Sua vita. Noi stiamo iniziando la
nostra e abbiamo bisogno di una dimostrazione per continuare a credere in Lei e
nei Suoi insegnamenti e avere un giorno la Sua stessa fede." Usui disse che non
poteva mostrare alcuna guarigione in quel momento, e non volle proseguire oltre
quella discussione. Ma le parole dello studente lo avevano profondamente colpito
e dopo un lungo silenzio aggiunse: "Bene, dunque. Io non posso dimostrarvi
nulla, in questo momento, ma un giorno ve lo proverò. E per fare questo fin da
ora rassegno le mie dimissioni da ogni incarico e parto alla ricerca del segreto
della guarigione. E quando lo troverò, ritornerò e ve ne darò una
dimostrazione." E così Mikao Usui, non più giovanissimo, partì alla ricerca di
come poter guarire gli ammalati e ridare la vista ai ciechi. Per sette anni
approfondì i suoi studi sul Cristianesimo e sulla Bibbia ma non trovò alcuna
spiegazione né alcuna formula sulla guarigione. Studiò altre Religioni e
Filosofie e quando giunse al Buddismo scoprì che anche il Buddha conosceva
l'arte di guarire i ciechi e i lebbrosi. Si recò dunque nei monasteri chiedendo
ai monaci se fosse vero che nei Sutra si parlava del potere di guarire le
malattie, ma la risposta era quasi sempre la stessa: "Si, certo, è scritto che
il Buddha guariva i lebbrosi appoggiando le mani sul loro corpo, ma noi monaci
buddisti riteniamo che tutto dipende dalla mente e non possiamo dedicare molto
tempo al corpo. Certo è importante mangiare e bere moderatamente e occuparsi di
essere in salute e rispettosi della vita, ma quello che ci preme innanzi tutto è
la salute dello Spirito. Per questo noi trascorriamo lunghe ore immobili nella
meditazione o recitando preghiere, per trascendere il corpo e sviluppare le
facoltà della mente." E ogni volta Usui faceva un inchino, ringraziava e andava
nel monastero successivo. Trascorsero mesi e mesi di infruttuose ricerche, tutti
sembravano troppo occupati con la mente per interessarsi del corpo, e Usui era
molto depresso. Ma non mollava e ogni volta diceva a se stesso che evidentemente
doveva esserci un altro posto in cui cercare. E finalmente incontrò un Tempio
Zen, fu accolto con benevolenza, gli fu accordato il permesso di leggere i Sutra
e di partecipare alle sedute di meditazione con i monaci. Passarono altri tre
anni ed era sempre più chiaro per Usui che le ricerche sarebbero durate ancora
molto tempo. Egli comprese che molte trascrizioni erano originariamente scritte
in cinese e per leggerle imparò il cinese, poi pensò che Buddha era nato in
India e che sicuramente molte delle scritture non erano state ancora tradotte. E
fu proprio in quei Sutra scritti nell'antica lingua sanscrita che Usui alla fine
trovò la formula. Niente di complicato, semplice e chiara come due più due fa
quattro e tre più tre fa sei. Ma la formula era stata scritta 2.500 anni prima.
Doveva essere interpretata correttamente. Avrebbe funzionato o lo avrebbe
ucciso? Usui parlò con il monaco che dirigeva il monastero Zen: "Andrò sul monte
Koriyama e mi sottoporrò alla prova per 21 giorni. Digiunerò e mediterò.
Arrivato a questo punto non posso tirarmi indietro. Se il ventiduesimo giorno
non sarò ritornato, mandate a cercare il mio corpo perché vorrà dire che sono
morto." E partì. Scelse un luogo vicino a un corso d'acqua, si sedette sotto un
grande cedro e iniziò la meditazione. Collocò davanti a sé ventun sassolini, e
ogni giorno che passava ne toglieva uno. Egli sapeva che doveva aspettare che
accadesse qualcosa, ma non sapeva cosa. E nel frattempo leggeva le scritture,
recitava i Sutra, meditava e beveva solo acqua. Stava per sopraggiungere l'alba
del ventunesimo giorno, la notte era ancora scura, senza luna, senza stelle.
Quella era l'ultima meditazione. Quando aprì gli occhi vide in lontananza una
piccola luce tremolante, come la fiamma di una candela. La luce si avvicinava
verso di lui, puntando diritta alla fronte. Ne ebbe paura, pensò che era ancora
in tempo per evitarla o per chiudere gli occhi, ma sapeva che quella era la
prova che stava aspettando e rimase a fissarla. In un attimo la luce lo colpì in
mezzo alla fronte e l'impatto fu così forte che Usui cadde all'indietro. Quando
cominciò a guardarsi intorno, ancora stordito dal colpo, vide milioni e milioni
di sfere di luce agitarsi, muoversi, danzare davanti a lui. Avevano tutti i
colori dell'arcobaleno, tutti e sette. Una grande luce apparve davanti a lui e
come su uno schermo egli vide passare in lettere dorate ciò che aveva appreso
quando leggeva il testo sanscrito. Le parole pulsavano davanti ai suoi occhi
come dicendo: "Ricordati, Ricordati. E' Così. Ricordati". E Usui non sentiva più
dolore, né paura, né fame ne stanchezza e sentì che aveva ricevuto una
benedizione, quel giorno. "Ora posso aprire gli occhi e gettare l'ultimo sasso"
disse. Si alzò e riprendendo il cammino di ritorno si accorse che le sue gambe
erano forti e i piedi stabili, come se avesse pranzato. "Questo è il primo
miracolo!" pensò, "Mi sento sazio e riposato". Scendendo dalla montagna,
inciampò in una roccia e si ferì un dito del piede, l'unghia era staccata, la
ferita sanguinava e doleva molto. Istintivamente afferrò il dito con la mano e
poco dopo sentì un profondo calore che entrava nella ferita. Il dolore scomparve
e il sangue cessò di uscire. "Questo è il secondo miracolo", pensò. E continuò
il cammino. Dopo un po' incontrò una locanda e si fermò per riposare e per
mangiare qualcosa. La figlia del padrone aveva un terribile mal di denti e da
settimane piangeva dal dolore. Usui mise le mani sulle sue guance e in breve il
male svanì. La ragazza incredula e felice saltava qua e là ringraziando e
dicendo a tutta la famiglia che quello non era un monaco normale, ma che aveva
qualcosa di magico nelle sue mani. Il padrone della locanda per sdebitarsi offrì
una abbondante colazione al suo inatteso ospite, non nascondendo il timore che
dopo tanti giorni di digiuno potesse arrecargli danno. Dopo essersi saziato Usui
pensò che erano accaduti altri due miracoli: la ragazza non aveva più il mal di
denti e lui non aveva fatto indigestione! Verso sera fu di ritorno al monastero
e come prima cosa voleva vedere il monaco per raccontargli ogni cosa, ma il
monaco soffriva di artrite ed era in preda ad un violento attacco di mal di
schiena. Usui andò a trovarlo nella sua piccola stanza e mentre raccontava
teneva appoggiate le sue mani sulla schiena del povero malato. E disse del
digiuno, della lunga attesa, della luce e di come era andata la giornata.
Terminato il racconto Usui fece per congedarsi, ma il monaco dopo un attimo di
stupore disse: "Il dolore non c'è più, potrò dormire finalmente! Mi sento
meravigliosamente e pieno di energia! Così è questo che tu chiami Reiki! Domani
parleremo ancora". E così decisero che il modo migliore per usare il segreto
della guarigione era portarlo dove più ce ne era bisogno, ovvero nei sobborghi
di Kyoto, nel quartiere dei mendicanti. E infatti Usui vi si stabilì per diversi
anni, perfezionando la tecnica della guarigione: scoprì che i giovani guarivano
più in fretta, bastavano pochi giorni di trattamento, mentre i più vecchi
necessitavano di settimane, a volte mesi di applicazioni di Reiki. Egli lavorava
instancabilmente e poco a poco tutti o quasi avevano potuto guarire le loro
malattie, recarsi in città, trovare un lavoro e diventare cittadini
rispettabili. Ma un brutto giorno, mentre Usui girava per il sobborgo per vedere
quanto lavoro restava ancora da fare, incontrò una faccia conosciuta, e poi
un'altra e un'altra ancora. Le persone che aveva curato e che avevano cambiato
vita stavano ritornando indietro, volevano fare di nuovo i mendicanti. Usui ebbe
un violento accesso di collera, vide il lavoro di anni vanificarsi in un attimo
e gridava queste parole: "Cosa ho fatto? Cosa ho fatto? Io non ho salvato una
sola anima! Dunque avevano ragione che la mente è più importante del corpo. Ho
dunque fallito, completamente fallito? Se avessi pensato prima di tutto a
guarire il loro spirito e poi il corpo forse non sarebbe andata così". Ed era
davvero deluso e amareggiato e se la prendeva con se stesso. E quando chiese ai
mendicanti perché fossero tornati uno rispose: "Chiedere l'elemosina è un
mestiere molto più facile di tutti quelli che ho trovato là fuori. E' più facile
trovare qualcosa da mangiare e un posto dove dormire che lavorare tutto il
giorno. Fare il mendicante è un buon lavoro, mi riempio la pancia e non devo
stressarmi più di tanto." Le ultime parole di Usui furono: "Ingrati, siete avidi
e ingrati, volete tutto per voi e non siete disposti a dare nulla in cambio:
ecco perché siete di nuovo in mezzo al fango. I mendicanti restano mendicanti,
siete solo capaci di chiedere, ma non conoscete gratitudine né generosità. Basta
Reiki, basta mendicanti!" Ma gli anni di lavoro nel quartiere non erano stati
vani: ora egli sapeva che non bastava guarire il corpo, ma occorreva anche
insegnare agli uomini a essere grati per la vita, a essere onesti e generosi, a
ringraziare Dio per i doni di ogni giorno. E così nacquero i Princìpi di Reiki:
solamente per oggi, non arrabbiarti. Solamente per oggi, non preoccuparti.
Terremo conto di tutte le benedizioni e onoreremo i nostri genitori, i nostri
insegnanti e i nostri vicini. Onoreremo il cibo, non lo sprecheremo, perché
anche il cibo è un dono di Dio. Vivremo onestamente, ci guadagneremo da vivere
in modo dignitoso e infine saremo pieni di amore e di compassione verso tutto
ciò che ha vita. Usui trascorse il resto della sua vita viaggiando a piedi per
tutto il Giappone. Egli andava nei mercati affollati di gente e vagava su e giù
con una lampada accesa in mano in pieno giorno. E quando qualcuno gli faceva
notare, rispettosamente, poiché era un monaco conosciuto e stimato, che se
cercava qualcosa non c'era bisogno di quella luce, perché era giorno e si vedeva
benissimo, egli rispondeva: "Quello che sto cercando io non si vede alla luce
del sole. Il mondo è pieno di gente triste, chiusa e arrabbiata. Io cerco
qualcuno che abbia voglia di far luce nel suo cuore e guarire da ogni
sofferenza, e rendere puri e forti la mente, il carattere e il corpo. Se vuoi
ascoltare questa lezione, seguimi".
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