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COSA E' REIKI

Hawayo Takata, la Maestra che introdusse Reiki nell'Occidente, scriveva nel suo diario: " Io credo che esista un Essere Supremo, l'Infinito Assoluto, una Forza che governa il mondo e l'universo, un Potere Spirituale invisibile dinanzi al quale tutti gli altri poteri appassiscono nella loro insignificanza. Questo potere è incomprensibile per l'uomo, inimmaginabile, non misurabile, è la Forza Universale della Vita, da cui ogni singolo essere riceve continue benedizioni. Io chiamerò questa energia Reiki" L'ideogramma Reiki Il modo più semplice e affascinante per comprendere il significato dell'ideogramma Reiki è tracciarlo secondo i principi dello Shodo, l'Arte della Calligrafia Giapponese. Tracceremo quindi il simbolo come se lo stessimo dipingendo tratto dopo tratto, una pennellata dopo l'altra. REIKI è una parola giapponese che significa "Energia Vitale Universale" e nasce dall'unione di due concetti: REI che possiamo definire come Forza Spirituale e che contiene gli ideogrammi che in giapponese significano "Pioggia" , "Bocche" e "Fare sacrifici" KI che è un concetto fondamentale nella Medicina Tradizionale Cinese e nelle Arti Marziali e che possiamo tradurre come "Energia che scorre nel Corpo" o "Forza Interiore". Qui ritroviamo l'ideogramma che rappresenta la pioggia insieme ad un altro che significa "Chicco di Riso" L'unione di REI e KI da origine alla parola Reiki, (la cui corretta pronuncia sarebbe "RAI-KEI" ma che perlomeno in Italia si legge come si scrive) che viene utilizzata per definire sia la Disciplina o la Pratica che l'Energia utilizzata. La grafia giapponese ci aiuta nel difficile compito di definire ciò che per sua natura non può trovare una definizione: stiamo parlando di Energia Universale e di Forza Interiore, di Iniziazione e di Essenza Interiore, concetti su cui il genere umano da millenni studia, dibatte e ricerca. Le singole linee Ringraziamo innanzitutto il Maestro Norio Nagayama per averci introdotto nel magico mondo dello SHODO, l'Arte della Calligrafia Giapponese. Il simbolo, come ogni ideogramma, è anche un movimento di energia, un'insieme di delicati equilibri di pieni e vuoti, di chiari e scuri, di energie YIN e YANG che sfuggono ad ogni definizione teorica e possono solo essere affidate all'estro e all'intuito personale. Nel vuoto biancore, nello spazio eterno e infinito la prima pennellata, il primo segno ci riporta alla nascita del Cielo, al principio creatore. In questo Cielo si muovono le nuvole, rappresentazione del tempo, delle stagioni fisiche ma anche dell'anima, dei pensieri, dell'alternarsi degli eventi, delle esistenze. Ed ecco che si manifesta la volontà di discendere, un deciso tratto centrale dall'alto in basso e il lento addensarsi di nubi origina la pioggia, un tuono, forse un lampo e l'energia del Cielo discende sulla terra in forma di piccole gocce di acqua. E giù sulla terra, bocche si aprono per ricevere la pioggia, corolle di fiori , bocche di uomini stupiti, campi riarsi, bocche di animali assetati, bocche parlano al cielo per ringraziare Dio dei doni dello spirito, bocche si aprono nella preghiera. E attraverso questo ringraziamento, questo atto di umiltà e di riconoscimento della grandezza del Cielo, questo docile accogliere e intendere la Volontà Divina, l'Uomo è ora pronto a ricevere l'iniziazione, ad essere avvolto e circondato dallo Spirito, a sacrificare la propria vita nel nome di un antico patto, a riconoscere l'appartenenza al Grande Disegno. L'uomo che prega e accoglie dentro di sé l'Energia dell'Universo fa del proprio corpo un Tempio. L'uomo non è più rappresentato come bocca (), forma ed essenza, materia e spirito si sono incontrati ed è finalmente specchio, immagine della creazione, finalmente Uomo (), finalmente consapevole del Tempio che lo circonda L'ideogramma REI è completato, oltre aride teorie la descrizione ci offre come in un dipinto l'immagine di un popolo di contadini che attende la pioggia come la più grande delle benedizioni e guarda al cielo con timore e trepidazione, facendo offerte e sacrifici propiziatori Cielo, Nuvole, Pioggia e la manifestazione di una misteriosa volontà si ritrovano anche nel simbolo del KI, tutto sembra riprodurre quello spazio infinito in cui la potenza attende di divenire atto. Ma ora siamo nel Microcosmo, con un poderoso salto simbolico abbiamo trasceso il tempo e lo spazio, le nuvole sono dentro di noi, sono i nostri sentimenti, la pioggia è la nostra capacità di scendere dentro noi stessi per rivelare la nostra vera natura. L'acqua ritorna verso l'alto, evapora verso il cielo, segno del nostro desiderio di Dio. Goethe scriveva: "L'Anima dell'uomo somiglia all'acqua,/dal cielo discende, al cielo risale/ di nuovo alla terra deve tornare/ in eterna vicenda." Siamo quasi giunti alla fine del nostro viaggio. La discesa dell'Energia Divina ci ha sospinti nelle profondità del nostro essere ed è qui che incontriamo il centro, il nucleo, l'essenza della nostra identità: il seme, il chicco di riso Come la ghianda racchiude la quercia, anche la nostra vera vita, la realizzazione delle nostre potenzialità, dipende da questo piccolo seme che deve essere adeguatamente nutrito perché possa germogliare, radicarsi e crescere in forza e grandezza. Ancora una volta, negli occhi di quel contadino trepidante, l'immagine del riso, vita e nutrimento per sé e per i suoi cari. Ecco narrato, quasi come in una fiaba, il segreto di REI e di KI che si incontrano per dare vita a REIKI. Attraverso la cerimonia dell'iniziazione vengono aperti i canali energetici che ci permettono di entrare in contatto con il cuore dell'Universo. Il nostro corpo è attraversato da una cascata benefica di Energia Cosmica che porta nutrimento profondamente dentro di noi, alla nostra essenza. Come un seme che dopo tanta siccità può finalmente schiudersi e crescere verso la luce, così la nostra anima finalmente ristorata può germogliare, fiorire e offrire i suoi frutti. Di là da tutto quello che ci è stato insegnato, oltre il piacere o il dolore delle nostre esperienze passate, la nostra coscienza conosce la Verità. REIKI ci offre la possibilità di nutrirla con pura energia e di contribuire alla Guarigione di tutta l'Umanità. REI, Energia Universale Possiamo definire l'ideogramma REI come la rappresentazione dell'Energia che ci circonda. Se da un punto di vista più mistico o filosofico possiamo chiamarla Spirito, Luce, Dio, Natura, Macrocosmo, Principio Primo, Motore Immobile, ecc., secondo le teorie scientifiche e anche nella vita pratica di ogni giorno, essa si esprime attraverso il concetto di Forza. In effetti etimologicamente la parola energia significa "forza che sta dentro": forza di gravità, forza elettromagnetica, cinetica, calorica, ogni corpo dotato di massa sembra sottoposto a una continua interazione con numerose "forze". La famosa equazione di Einstein E=mc2 bene rappresenta inoltre la relazione tra la massa e l'energia dove c è la velocità della luce. Considerando che la velocità della luce è di quasi 300.000 km al secondo, è sconcertante constatare la enorme quantità di energia presente anche in una piccola quantità di materia. Sappiamo inoltre che la materia è costituita da atomi, il cui diametro misura un centesimo di milionesimo di millimetro, ma che nell'atomo la materia è presente in misura ridottissima ed è costituita dal nucleo e dagli elettroni. Per rendere l'atomo visibile dovremmo ingrandirlo fino alle dimensioni di uno stadio di calcio, dove il pallone al centro del campo sarebbe il nucleo e granelli di polvere vorticanti a 900 chilometri al secondo sulle gradinate, gli elettroni. Tutto il resto è energia. Anzi, proprio "Tutto è energia", visto che gli esperimenti di Rutherford hanno dimostrato che il nucleo dell'atomo, lungi dall'essere duro e "materiale", consiste in realtà di vaste regioni di spazio nelle quali si muovono particelle ancora più piccole. Queste unità subatomiche sono entità quasi astratte che presentano un carattere duale: a seconda di come le osserviamo ora sembrano particelle, ora onde elettromagnetiche. Questa natura duale è la stessa che riscontriamo nella luce. Questa proprietà che accomuna la luce e la materia ha dato infine origine alla formulazione dei "quanti" secondo cui la materia avrebbe una "tendenza a concentrarsi" in qualche regione dello spazio, ma è chiaro che il concetto stesso di realtà della materia è attualmente in discussione. Ciò che appalesa la meccanica quantistica è una fondamentale unità di fondo dell'universo, dove la natura non ci rivela mai la presenza di un "costituente base" isolato e a sé stante, ma ci appare piuttosto come una complessa rete di relazioni e scambi energetici tra le varie parti del tutto. KI, Energia Individuale Come abbiamo visto precedentemente illustrando l'ideogramma KI, la sua possibile traduzione è Essenza Individuale, cioè quella peculiare caratteristica che distingue ogni essere da tutti gli altri. Secondo una interpretazione spirituale o filosofica potremmo parlare di Anima, di Microcosmo, di Coscienza, di Psiche oppure più concretamente di Personalità, Individualità, Carattere, Identità. Ciò che a noi importa stabilire ora è più semplicemente l'esistenza di una energia che muove dall'interno del nostro corpo (inteso come sistema Mente/Corpo) e gli permette di interagire con la realtà. Noi sappiamo che la cellula è l'unità fondamentale della materia vivente, il suo cuore è il nucleo dove si trova il DNA, il suo corpo è la membrana citoplasmatica dove si trovano vari "organelli" che svolgono specifiche funzioni: i ribosomi fabbricano le proteine, i mitocondri forniscono energia, i lisosomi digeriscono i batteri, gli apparati del Golgi dirigono le molecole etc. La membrana plasmatica non è solamente una barriera passiva tra l'ambiente esterno e quello interno della cellula, ma è capace di governare il passaggio delle sostanze che l'attraversano accogliendone alcune ed escludendone altre. Durante lo sviluppo dell'organismo, sono le cellule che evolvendosi e specializzandosi formano i tessuti, e cioè la pelle, i muscoli, i nervi, le ossa e così via. La cellula consiste quindi dei componenti essenziali, necessari al processo vitale, in grado di fornire a tutto l'organismo energia e materiali di costruzione. La cellula è una fabbrica che viene rifornita di materie prime e le trasforma in prodotti. Il complesso delle reazioni che generano energia è detto respirazione interna, per distinguerlo dalla respirazione polmonare. Nella prima fase il cibo è scomposto in sostanze intermedie e non richiede ossigeno (respirazione anaerobica). Nella seconda fase le sostanze intermedie sono scomposte in rifiuti, biossido di carbonio e acqua, e viene liberata l'energia necessaria alla vita. Crescita, rinnovamento e riparazione sono le caratteristiche fondamentali di ogni tipo di vita, rese possibili dal processo di riproduzione delle cellule, la mitosi. Il DNA si duplica, formando copie identiche a se stesso. Nel nostro essere esiste dunque una memoria, il collegamento con un passato antichissimo, con i primordi della vita. Dentro di noi esistono, misteriose e segrete, le istruzioni per edificare la nostra intera vita. Le nostre cellule sanno perfettamente quello che devono fare per sostenere la crescita, la vita e la riproduzione. Questa conoscenza è una forma di energia, ed è in questo senso che intendiamo il KI, come energia ancestrale, primordiale, come memoria, saggezza e armonia interiori, come collegamento a tutti gli esseri che ci hanno preceduto e a tutti quelli che verranno. Il Ki è l'essenza, il seme, il germe, il nucleo dove si condensa il significato della nostra vita. Come la cellula conosce il proprio scopo, sa chi è e cosa deve fare e lavora instancabilmente per essere sé stessa, anche noi abbiamo un compito ben preciso nella vita. Cercarlo, scoprirlo, comprenderlo e realizzarlo è la chiave della felicità. REIKI, la Coscienza Cosmica al servizio dell'individuo L'unione di Rei e di Ki attraverso la cerimonia dell'Iniziazione rappresentano la scelta consapevole di portare l'energia dello Spirito nella materia e di innalzare quest'ultima verso lo Spirito. Quella separazione che da millenni distingue il mondo divino da quello umano, le idee dalle forme, l'anima immortale dal corpo fisico destinato alla decadenza, appare colmata attraverso un intervento rituale e misterioso che riunisce in una sola cosa Spirito e Materia, Dio e Uomo, creatore e creatura. Possiamo cominciare a comprendere ora perché Mikao Usui inizia le sue ricerche dalle Sacre Scritture e dai Sutra Buddisti per incontrare il segreto della guarigione. Anche Oriente e Occidente si incontrano attraverso ReiKi, si fondono in una disciplina che partendo dal corpo fisico porta alla scoperta dell'Anima Universale e che attraverso l'iniziazione e i trattamenti rivela l'Armonia Celeste nella vita quotidiana, dirigendo le nostre azioni e i nostri sentimenti verso la compassione, l'onestà, la fratellanza, l'Amore senza condizioni. La malattia e il dolore si dissolvono, perché l'ego si contorce e muore. I conflitti svaniscono perché la separazione e il giudizio lasciano il posto all'amore e alla comprensione. L'energia vitale aumenta perché ci si avvicina a se stessi e a Dio riconoscendosi creati a sua immagine e somiglianza.

 

I PRINCIPI DI REIKI

Anche per oggi Rinuncerò alla rabbia Rinuncerò alla preoccupazione Farò il mio lavoro con onestà Onorerò ogni essere vivente Ringrazierò per tutti i doni ricevuti Anche per oggi. Esprime l'importanza di impegnarsi nelle cose giorno per giorno, senza ansia o fretta, concentrandosi sulla realtà del momento e vivendola intensamente. Qui e ora sono le coordinate del presente, ciò che è passato non esiste più e rallenta il nostro cammino, ciò che deve ancora venire in realtà non esiste e ci distrae dal portare tutta la nostra energia in quello che stiamo facendo. Molto spesso il passato porta con sé la rabbia e il rancore e il futuro la preoccupazione. Rinunciare alla rabbia e alla preoccupazione. La rabbia nasce dalle ferite ricevute o dalla sensazione che qualcuno ci sta facendo del male. Per rinunciare alla rabbia dobbiamo innanzitutto riconoscerla ed esprimerla, portare fuori con chiarezza e decisione i nostri sentimenti, imparare a proteggere il nostro spazio, la nostra vita e le nostre relazioni. Rinunciare alla rabbia non vuol dire dimenticarsene o rimuoverla, perché così facendo essa prenderebbe la via del corpo per esprimersi con disagi fisici: mal di stomaco, ulcera, problemi di digestione, problemi al fegato, irritabilità e chiusura. Il senso di questo principio è eliminare le cause della rabbia, riconoscendo chi o che cosa mi ferisce e agire di conseguenza, parlando, esprimendo ciò che pensiamo o sentiamo. E se proprio non possiamo far niente per cambiare una situazione, prendiamo in considerazione la possibilità di sottrarci per tempo a un dolore inutile. I modi per rinunciare alla rabbia sono il perdono, il lasciar andare e la comprensione: queste sono le qualità che dobbiamo sviluppare attraverso Reiki. La preoccupazione nasce dall'insicurezza, dalla paura di ciò che siamo e di ciò che ci aspetta, dal pensare ad un evento e anticiparne spiacevoli conseguenze. La preoccupazione e l'ansia denotano mancanza di fiducia e di abbandono, è come se dovessimo sempre tenere tutto sotto controllo per prevedere ogni accadimento. Rinunciare alla preoccupazione vuol dire godersi la vita attimo per attimo, sapendo che tutto ciò che accade è per il mio bene, perché cresca dentro di me la forza e la consapevolezza e la sensazione che tutto va bene, che tutto sta andando come deve andare e che devo semplicemente lasciarmi andare e gioire della vita. Vivere onestamente. Kahlil Gibran scrive che "Il lavoro è l'amore reso visibile". Questo principio ci ricorda l'importanza di essere a posto con la nostra coscienza, di essere leali e onesti soprattutto con noi stessi in qualunque cosa facciamo, ci ricorda che il lavoro più importante è costruire giorno per giorno la nostra stessa vita. Come potremmo avere un corpo sano e forte se la nostra mente è piena di inganni, menzogne e sotterfugi. Come pensiamo di poter essere felici dando sofferenza agli altri. Nel Vangelo è scritto: "Amerai il prossimo tuo come te stesso". E anche "Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te". Queste sono chiavi per aprire la nostra vita alla luce e per sentirci in pace con noi stessi. Il lavoro è una meravigliosa opportunità per offire il nostro contributo alla vita, per mostrare la nostra riconoscenza e gratitudine allo Spirito, per essere fieri e orgogliosi di noi stessi quando otteniamo un risultato. Senza onestà e integrità, che soddisfazione sarebbe? Onorare ogni essere vivente. Per mantenere sano e forte il mio corpo devo amarlo. Per amarlo mi devo prendere cura di lui come se fosse un bambino, chiedergli spesso come sta, cosa gli piacerebbe fare, dove vorrebbe andare e così via. Per prendermi cura di qualcuno devo nutrire un profondo rispetto per lui e avere una profonda comprensione per le sue esigenze e tutto questo perché desidero ringraziarlo per tutto ciò che ha fatto e sta facendo per me. Amore, cura, gratitudine, messi insieme formano la parola "Onorare". Onorare il padre e la madre per averci messo al mondo significare onorare noi stessi e la nostra scelta di vivere. Onorare i maestri e gli anziani significa aprirsi con umiltà all'apprendimento e alla conoscenza e riconoscere il valore della saggezza e dell'esperienza. Onorare ogni forma di vita significa celebrare le lodi del Creatore e ringraziarlo per tanta varietà e magnificenza di forme e di colori e ringraziare se stessi di farne parte. Il mondo mi appartiene, ma devo nutrire un profondo senso di responsabilità, non posso uccidere o distruggere senza che questa azione si ritorca contro di me. Ringraziare. Chi fa Reiki scopre l'importanza di dire grazie. Ringraziare vuol dire accogliere ciò che ci circonda e noi stessi in un unico abbraccio, ringraziare è un dolce momento di fragilità e intimità che ci unisce all'universo. Ogni giorno noi riceviamo il nostro pane quotidiano, ogni giorno lo Spirito ci elargisce generosamente i suoi doni sotto forma di aria, acqua, amore, tramonti, cieli stellati, mari e montagne, cibo ed energia vitale. A volte ci dimentichiamo di essere vivi, ci dimentichiamo tutto l'amore che abbiamo ricevuto, ci perdiamo nei meandri della sofferenza e dimentichiamo tutta la gioia che abbiamo provato nella nostra vita. Diventiamo duri e distaccati, freddi e disillusi. Ringraziare per i doni ricevuti ci rende nuovamente umani, lascia entrare dentro di noi il calore della vita.

 

LE ORIGINI DI REIKI

Secondo la tradizione fu Mikao Usui, nato in Giappone nel 1865, che dopo anni di faticose ricerche scoprì il Segreto della Guarigione chiamandolo Reiki. Nel corso della sua vita trasmise i suoi insegnamenti ad oltre duemila persone e iniziò 17 Maestri. Se fino a qualche anno fa esistevano solo vaghe informazioni sulla vita di Usui, recentemente sono emerse importanti prove documentali e testimonianze del suo passaggio terreno. Le iscrizioni sul suo monumento funerario, il ritrovamento di un personale Manuale di Appunti, il graduale superamento di comprensibili reticenze nei confronti degli occidentali da parte dei depositari dei suoi insegnamenti, hanno delineato una figura più nitida della vita e delle opere di Usui Sensei.* Un anno dopo la sua morte, avvenuta nel 1926, venne fondata la Reiki Ryoho Gakkai, l'organizzazione che si è occupata di mantenere e trasmettere gli insegnamenti originali di Usui. Da allora ci sono stati 6 presidenti: il Signor Ushida, il Signor Taketomi, il Signor Watanabe, il Signor Wanami, la Signora Kimiko Koyama e l’attuale Presidente Signor Kondo. Per quanto riguarda la diffusione di Reiki in occidente, occorre risalire all'incontro di Usui con Chujiro Hayashi, Ufficiale di Marina in congedo, che avvenne, sempre secondo la tradizione, in uno dei mercati in cui Usui vagava con una lanterna in mano alla ricerca di uomini interessati alla verità. Hayashi fu immediatamente affascinato dalla saggezza e profonda convinzione di Usui e decise di seguirlo e diventare a sua volta Maestro. Morì il 10 Maggio 1940. Hawayo Takata conobbe Hayashi alle Hawaii nel Novembre del 1936 e qualche anno più tardi divenne Maestra. Fu proprio lei a portare Reiki nel mondo Occidentale quando si trasferì in California. Era nata il 24 Dicembre 1900 e morì nel 1980, lasciando 22 Maestri di Reiki, molti dei quali americani: George Araki, Dorothy Baba, Ursula Baylow, Rick Bockner, Patricia Bowling, Barbara Brown, Fran Brown, Phyllis Furumoto, Beth Gray, John Gray, Iris Ishikuro, Harry Kuboi, Ethel Lombardi, Barbara McCullough, Mary McFayden, Paul Mitchell, Bethel Phaigh, Shinobu Saito, Virginia Samdahl, Wanja Twan, Barbara Weber Ray, Kay Yamashita. Da questi Maestri ebbe origine il Reiki Occidentale, in meno di 20 anni Reiki si è diffuso in tutto il mondo ed è attualmente praticato da decine di milioni di persone. Migliaia di Maestri operano quotidianamente in ogni paese spargendo nuovi semi. Ci auguriamo che un giorno tutti possano conoscere i benefici di Reiki. *Ciò che si conosce della Tradizione Occidentale del Reiki sembra essere fondamentalmente il frutto e l'evoluzione degli insegnamenti di Hawayo Takata ai suoi studenti americani. Fra questi Phyillis Furumoto e Paul Mitchell sono stati nominati rispettivamente Grand Master e Head of the Discipline dalla Reiki Alliance, l'organizzazione americana per la diffusione e la tutela del Metodo Usui. Fran Brown ha pubblicato diversi libri contenenti gli insegnamenti originali di Takata. Barbara Ray ha fondato l'AIRA, American International Reiki Association. Le recenti scoperte sul Reiki Giapponese vanno attribuite a Frank Arjava Petter, che ha scritto numerosi testi sull'argomento (Reiki Fire, The Legacy of Usui) a Hiroshi Doi che ha pubblicato il libro "Iyashi no Gendai Reikiho" (Modern Reiki Method for Healing) e a Andrew Bowling e Chris Marsh che stanno diffondendo anche in occidente gli insegnamenti originali di Usui con il nome di Usui Teate. Esistono altre forme di insegnamento che si rifanno alla linea giapponese, come l'Usui Do e il Japanese Traditional Reiki. Chujiro Hayashi Hawayo Takata In memoria di Usui Sensei Nel Tempio Saihoji che si trova nel Distretto Suginami di Tokyo esiste un monumento commemorativo di Usui Sensei, costituito da un monolito di due metri per quattro e collocato vicino alla tomba contenente le ceneri di Usui, della moglie e del figlio. Contiene iscrizioni firmate dal Signor Ushida che parlano della vita di Usui e di come i principi di Reiki provengano dagli scritti dell'Imperatore Meiji. Il memoriale fu costruito pochi mesi dopo la morte di Usui e mantenuto fino ad oggi dalla Usui Shiki Reiki Ryoho Gakkai Giapponese. Ne riportiamo il testo: "Colui che si dedica con impegno nello studio e nella meditazione e lavora instancabilmente per migliorare il corpo e la mente allo scopo di diventare una persona migliore è chiamato "un uomo dalla grande anima". Coloro che utilizzano questo dono per scopi sociali, ovvero indicare la retta via a molte persone e operare il bene comune, sono chiamati "maestri". Usui era uno di questi maestri. Egli insegnò il Reiki Universale. Innumerevoli persone andarono da lui e gli chiesero di insegnarli la grande via di Reiki e di guarirle." Nota Secondo antichi documenti nel 770 d.C. un monaco di nome Gantei scalò il monte Kurama e ricevette l'illuminazione. Egli vi fondò un monastero Buddista che attraverso i secoli fu ampliato e che attualmente contiene numerosi templi e pagode. In uno di questi esiste un santuario con la rappresentazione del Sonten, il Dio Supremo, e della sua triplice emanazione di Amore, Luce e Potere. Da immagini e fotografie risulta chiaro che il simbolo dell'Amore è molto simile al 2° simbolo di Reiki, il simbolo della Luce è in Sanscrito e il simbolo del Potere è una antica versione del simbolo OM. Negli scritti conservati nel Tempio del Monte Kurama il significato di Sonten è espresso usando il quarto simbolo di Reiki, che è scritto e pronunciato in Giapponese Kanji e viene normalmente cantato dai monaci durante la preghiera nel Tempio Hondon. Il Mito di Usui Così Hawayo Takata narrava ai suoi studenti: "Mikao Usui era un Monaco Cristiano e come ogni domenica, si apprestava a officiare la regolare cerimonia nella cappella del collegio maschile di cui era anche il rettore. Uno degli studenti si alzò in piedi, chiese il permesso di parlare e quando gli fu accordato disse: "Parlo a nome degli studenti che hanno concluso gli studi e lasceranno la scuola per andare nel mondo. Noi siamo giovani e abbiamo tutta la vita davanti a noi, ma abbiamo anche molti dubbi e timori e vorremmo delle rassicurazioni. Per anni abbiamo studiato in questo collegio e conosciamo la Bibbia, sappiamo che Gesù Cristo operava miracoli perché le persone credessero in lui. Ma noi non abbiamo mai assistito ad alcun miracolo e ci chiediamo che cosa significa credere in Dio. In tutti questi anni, Dottor Usui, Lei è stato il nostro insegnante e la nostra guida, conosciamo la Sua fede profonda nelle Sacre Scritture, ma noi non abbiamo la Sua fede. Per favore, la preghiamo di darci una dimostrazione che ciò che è scritto corrisponde a verità." Usui disse che effettivamente era un buon Cristiano e che aveva una assoluta fiducia che ciò che si diceva del Cristo fosse pura verità e che esistevano testimonianze storiche e opere teologiche che dimostravano le capacità taumaturgiche del Cristo e l'esistenza dei miracoli. Ma lo studente continuò: "Noi la onoriamo e la rispettiamo come nostro Maestro, ma tra poco noi saremo fuori di qui e ce la dovremo cavare da soli. Noi le chiediamo di farci vedere come si fa a restituire la vista a un cieco o a guarire un lebbroso o a resuscitare un morto." Usui rispose che questo non poteva farlo, perché nessuno glielo aveva insegnato. E lo studente riprese a parlare, questa volta con un velo di amarezza nella voce: "Noi la ringraziamo per tutto quello che ci ha insegnato, ma ora sappiamo che la Sua fede è una fede cieca e noi non vogliamo credere ciecamente a qualcosa, vogliamo fatti e dimostrazioni tangibili, vogliamo essere certi che quello che facciamo o diciamo esiste davvero. Lei ha ricevuto in dono questa fede assoluta e ha vissuto a lungo per rafforzarla, ma questo riguarda la Sua vita. Noi stiamo iniziando la nostra e abbiamo bisogno di una dimostrazione per continuare a credere in Lei e nei Suoi insegnamenti e avere un giorno la Sua stessa fede." Usui disse che non poteva mostrare alcuna guarigione in quel momento, e non volle proseguire oltre quella discussione. Ma le parole dello studente lo avevano profondamente colpito e dopo un lungo silenzio aggiunse: "Bene, dunque. Io non posso dimostrarvi nulla, in questo momento, ma un giorno ve lo proverò. E per fare questo fin da ora rassegno le mie dimissioni da ogni incarico e parto alla ricerca del segreto della guarigione. E quando lo troverò, ritornerò e ve ne darò una dimostrazione." E così Mikao Usui, non più giovanissimo, partì alla ricerca di come poter guarire gli ammalati e ridare la vista ai ciechi. Per sette anni approfondì i suoi studi sul Cristianesimo e sulla Bibbia ma non trovò alcuna spiegazione né alcuna formula sulla guarigione. Studiò altre Religioni e Filosofie e quando giunse al Buddismo scoprì che anche il Buddha conosceva l'arte di guarire i ciechi e i lebbrosi. Si recò dunque nei monasteri chiedendo ai monaci se fosse vero che nei Sutra si parlava del potere di guarire le malattie, ma la risposta era quasi sempre la stessa: "Si, certo, è scritto che il Buddha guariva i lebbrosi appoggiando le mani sul loro corpo, ma noi monaci buddisti riteniamo che tutto dipende dalla mente e non possiamo dedicare molto tempo al corpo. Certo è importante mangiare e bere moderatamente e occuparsi di essere in salute e rispettosi della vita, ma quello che ci preme innanzi tutto è la salute dello Spirito. Per questo noi trascorriamo lunghe ore immobili nella meditazione o recitando preghiere, per trascendere il corpo e sviluppare le facoltà della mente." E ogni volta Usui faceva un inchino, ringraziava e andava nel monastero successivo. Trascorsero mesi e mesi di infruttuose ricerche, tutti sembravano troppo occupati con la mente per interessarsi del corpo, e Usui era molto depresso. Ma non mollava e ogni volta diceva a se stesso che evidentemente doveva esserci un altro posto in cui cercare. E finalmente incontrò un Tempio Zen, fu accolto con benevolenza, gli fu accordato il permesso di leggere i Sutra e di partecipare alle sedute di meditazione con i monaci. Passarono altri tre anni ed era sempre più chiaro per Usui che le ricerche sarebbero durate ancora molto tempo. Egli comprese che molte trascrizioni erano originariamente scritte in cinese e per leggerle imparò il cinese, poi pensò che Buddha era nato in India e che sicuramente molte delle scritture non erano state ancora tradotte. E fu proprio in quei Sutra scritti nell'antica lingua sanscrita che Usui alla fine trovò la formula. Niente di complicato, semplice e chiara come due più due fa quattro e tre più tre fa sei. Ma la formula era stata scritta 2.500 anni prima. Doveva essere interpretata correttamente. Avrebbe funzionato o lo avrebbe ucciso? Usui parlò con il monaco che dirigeva il monastero Zen: "Andrò sul monte Koriyama e mi sottoporrò alla prova per 21 giorni. Digiunerò e mediterò. Arrivato a questo punto non posso tirarmi indietro. Se il ventiduesimo giorno non sarò ritornato, mandate a cercare il mio corpo perché vorrà dire che sono morto." E partì. Scelse un luogo vicino a un corso d'acqua, si sedette sotto un grande cedro e iniziò la meditazione. Collocò davanti a sé ventun sassolini, e ogni giorno che passava ne toglieva uno. Egli sapeva che doveva aspettare che accadesse qualcosa, ma non sapeva cosa. E nel frattempo leggeva le scritture, recitava i Sutra, meditava e beveva solo acqua. Stava per sopraggiungere l'alba del ventunesimo giorno, la notte era ancora scura, senza luna, senza stelle. Quella era l'ultima meditazione. Quando aprì gli occhi vide in lontananza una piccola luce tremolante, come la fiamma di una candela. La luce si avvicinava verso di lui, puntando diritta alla fronte. Ne ebbe paura, pensò che era ancora in tempo per evitarla o per chiudere gli occhi, ma sapeva che quella era la prova che stava aspettando e rimase a fissarla. In un attimo la luce lo colpì in mezzo alla fronte e l'impatto fu così forte che Usui cadde all'indietro. Quando cominciò a guardarsi intorno, ancora stordito dal colpo, vide milioni e milioni di sfere di luce agitarsi, muoversi, danzare davanti a lui. Avevano tutti i colori dell'arcobaleno, tutti e sette. Una grande luce apparve davanti a lui e come su uno schermo egli vide passare in lettere dorate ciò che aveva appreso quando leggeva il testo sanscrito. Le parole pulsavano davanti ai suoi occhi come dicendo: "Ricordati, Ricordati. E' Così. Ricordati". E Usui non sentiva più dolore, né paura, né fame ne stanchezza e sentì che aveva ricevuto una benedizione, quel giorno. "Ora posso aprire gli occhi e gettare l'ultimo sasso" disse. Si alzò e riprendendo il cammino di ritorno si accorse che le sue gambe erano forti e i piedi stabili, come se avesse pranzato. "Questo è il primo miracolo!" pensò, "Mi sento sazio e riposato". Scendendo dalla montagna, inciampò in una roccia e si ferì un dito del piede, l'unghia era staccata, la ferita sanguinava e doleva molto. Istintivamente afferrò il dito con la mano e poco dopo sentì un profondo calore che entrava nella ferita. Il dolore scomparve e il sangue cessò di uscire. "Questo è il secondo miracolo", pensò. E continuò il cammino. Dopo un po' incontrò una locanda e si fermò per riposare e per mangiare qualcosa. La figlia del padrone aveva un terribile mal di denti e da settimane piangeva dal dolore. Usui mise le mani sulle sue guance e in breve il male svanì. La ragazza incredula e felice saltava qua e là ringraziando e dicendo a tutta la famiglia che quello non era un monaco normale, ma che aveva qualcosa di magico nelle sue mani. Il padrone della locanda per sdebitarsi offrì una abbondante colazione al suo inatteso ospite, non nascondendo il timore che dopo tanti giorni di digiuno potesse arrecargli danno. Dopo essersi saziato Usui pensò che erano accaduti altri due miracoli: la ragazza non aveva più il mal di denti e lui non aveva fatto indigestione! Verso sera fu di ritorno al monastero e come prima cosa voleva vedere il monaco per raccontargli ogni cosa, ma il monaco soffriva di artrite ed era in preda ad un violento attacco di mal di schiena. Usui andò a trovarlo nella sua piccola stanza e mentre raccontava teneva appoggiate le sue mani sulla schiena del povero malato. E disse del digiuno, della lunga attesa, della luce e di come era andata la giornata. Terminato il racconto Usui fece per congedarsi, ma il monaco dopo un attimo di stupore disse: "Il dolore non c'è più, potrò dormire finalmente! Mi sento meravigliosamente e pieno di energia! Così è questo che tu chiami Reiki! Domani parleremo ancora". E così decisero che il modo migliore per usare il segreto della guarigione era portarlo dove più ce ne era bisogno, ovvero nei sobborghi di Kyoto, nel quartiere dei mendicanti. E infatti Usui vi si stabilì per diversi anni, perfezionando la tecnica della guarigione: scoprì che i giovani guarivano più in fretta, bastavano pochi giorni di trattamento, mentre i più vecchi necessitavano di settimane, a volte mesi di applicazioni di Reiki. Egli lavorava instancabilmente e poco a poco tutti o quasi avevano potuto guarire le loro malattie, recarsi in città, trovare un lavoro e diventare cittadini rispettabili. Ma un brutto giorno, mentre Usui girava per il sobborgo per vedere quanto lavoro restava ancora da fare, incontrò una faccia conosciuta, e poi un'altra e un'altra ancora. Le persone che aveva curato e che avevano cambiato vita stavano ritornando indietro, volevano fare di nuovo i mendicanti. Usui ebbe un violento accesso di collera, vide il lavoro di anni vanificarsi in un attimo e gridava queste parole: "Cosa ho fatto? Cosa ho fatto? Io non ho salvato una sola anima! Dunque avevano ragione che la mente è più importante del corpo. Ho dunque fallito, completamente fallito? Se avessi pensato prima di tutto a guarire il loro spirito e poi il corpo forse non sarebbe andata così". Ed era davvero deluso e amareggiato e se la prendeva con se stesso. E quando chiese ai mendicanti perché fossero tornati uno rispose: "Chiedere l'elemosina è un mestiere molto più facile di tutti quelli che ho trovato là fuori. E' più facile trovare qualcosa da mangiare e un posto dove dormire che lavorare tutto il giorno. Fare il mendicante è un buon lavoro, mi riempio la pancia e non devo stressarmi più di tanto." Le ultime parole di Usui furono: "Ingrati, siete avidi e ingrati, volete tutto per voi e non siete disposti a dare nulla in cambio: ecco perché siete di nuovo in mezzo al fango. I mendicanti restano mendicanti, siete solo capaci di chiedere, ma non conoscete gratitudine né generosità. Basta Reiki, basta mendicanti!" Ma gli anni di lavoro nel quartiere non erano stati vani: ora egli sapeva che non bastava guarire il corpo, ma occorreva anche insegnare agli uomini a essere grati per la vita, a essere onesti e generosi, a ringraziare Dio per i doni di ogni giorno. E così nacquero i Princìpi di Reiki: solamente per oggi, non arrabbiarti. Solamente per oggi, non preoccuparti. Terremo conto di tutte le benedizioni e onoreremo i nostri genitori, i nostri insegnanti e i nostri vicini. Onoreremo il cibo, non lo sprecheremo, perché anche il cibo è un dono di Dio. Vivremo onestamente, ci guadagneremo da vivere in modo dignitoso e infine saremo pieni di amore e di compassione verso tutto ciò che ha vita. Usui trascorse il resto della sua vita viaggiando a piedi per tutto il Giappone. Egli andava nei mercati affollati di gente e vagava su e giù con una lampada accesa in mano in pieno giorno. E quando qualcuno gli faceva notare, rispettosamente, poiché era un monaco conosciuto e stimato, che se cercava qualcosa non c'era bisogno di quella luce, perché era giorno e si vedeva benissimo, egli rispondeva: "Quello che sto cercando io non si vede alla luce del sole. Il mondo è pieno di gente triste, chiusa e arrabbiata. Io cerco qualcuno che abbia voglia di far luce nel suo cuore e guarire da ogni sofferenza, e rendere puri e forti la mente, il carattere e il corpo. Se vuoi ascoltare questa lezione, seguimi".

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